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Scaltra filosofia dov'ella regna, Sempre al contrario fa di quel ch'insegna. Tu per me prega il popol e'l senato, Ch'io mi riduco,a porger voti al tempio. Seneca fa considerazione sopra le grandezze transitorie del mondo. SENECA Le porpore regali e imperatrici, D'acute spine e triboli conteste, Sotto forma di veste Sono il martirio a prencipi infelici; le corone eminenti Servono solo a indiademar tormenti.

Delle regie grandezze Si veggono le pompe e gli splendori, Ma stan sempre invisibili i dolori. Nerone con Seneca discorre, dicendo voler adempire alle sue voglie. Seneca moralmente, e politicamente gli risponde dissuadendolo, Nerone si sdegna, e lo scaccia dalla sua presenza. E bisogno non ha della ragione.

Poppea con Nerone discorrono de' contenti passati, restando Nerone preda delle bellezze di Poppea, promettendoli volerla crear imperatrice, e da Poppea venendo messo in disgrazia di lui Seneca, Nerone adirato gli decreta la morte, Poppea fa voto ad Amore per l'esaltazione delle sue grandezze, e da Ottone, che se ne sta in disparte, viene inteso e osservato il tutto. Questo passaggio, si riferisce al testo finale di Poppea non musicato. Dentro alle tue dolcezze, Resuscitato per morire ancora Il mio caro Neron stringe, et adora. Poppea respiro appena; Miro le labbra tue, E mirando recupero con gl'occhi Quello spirto infiammato, Che nel bacciarti, o cara, in te diffusi.

Seneca, il tuo Maestro, Quello stoico sagace, Quel filosofo astuto, Che sempre tenta persuader altrui Ch'il tuo scettro dipende sol da lui Vo' che da me l'arbitrio mio dipenda, Non da concetti e da sofismi altrui; Rinnegherei per poco Le potenze dell'alma, s'io credessi Che servilmente indegne Si movessero mai col moto d'altre. Le meraviglie, Amor, Son opre di tua man, Trascende gli stupor Il tuo poter sovran. Consola i miei sospir, Adempi i miei desir, Al Trono innalza me, Amor, ogni mia speme io pongo in te. Ottone con Poppea palesa le sue morte speranze con lei, e da passione amorosa la rinfaccia, Poppea si sdegna, e sprezzandolo parte dicendo esser soggetta a Nerone.

Otton, torna in te stesso, A questo fine Dunque arrivar dovea L'amor tuo, perfidissima Poppea! Drusilla resta consolata del ricuperato suo affetto, e fornisse l'atto primo. Ti dican l'amor mio le tue bellezze. Per te nel cor ho nova forma impressa, I miracoli tuoi credi a te stessa. Seneca, Mercurio. Mercurio in terra mandato da Pallade annunzia a Seneca dover egli certo morire in quel giorno, il quale senza punto smarirsi degl'orrori della morte, rende grazie al Cielo, e Mercurio dopo fatta l'ambasciata se ne vola al Cielo.

SENECA Solitudine amata, Eremo della mente, Romitaggio a' pensieri, Delizie all'inteletto Che discorre e contempla L'immagini celesti Sotto le forme ignobili, terrene, A te l'anima mia lieta sen viene, E lunge dalla corte, Ch'insolente e superba Fa della mia pazienza anatomia Qui tra le frondi, e l'herbe, M'assido in grembo della pace mia. Pallade a te mi manda, E t'annunzia vicina l'ultim'ora Di questa frale vita, E'l passaggio all'eterna ed infinita. Nume cortese, tu'l morir m'annunzi? Seneca riceve da Liberto, Capitano della Guardia di Nerone, l'annunzio di morte d'ordine di Nerone; Seneca costante si prepara all'uscir di vita.

Io devo riferirlo, e non dimeno Relator innocente Mi par d'esser partecipe del male, Ch'a riferire io vado. Seneca, assai m'incresce di trovarti Mentre pur ti ricerco. Nerone a me t'invia A imponermi la morte, Ed io sol tanto tempo Frappongo ad ubbidirlo Quanto bast'a formar ringraziamenti Alla sua cortesia, che mentre vede Dimenticato il Ciel de' casi miei, Gli vuol far sovvenir ch'io vivo ancora, Per liberar e l'aria e la natura Dal pagar l'ingustissima angheria De' fiati e i giorni alla vecchia mia.

I nostri imperatori Diventan dopo morte eterni numi, E trionfante Roma, Quando un prencipe perde, acquista un dio. Ma tu morendo, o Seneca felice, Avrai la deitade. Mori, mori felice. Seneca consola i suoi famigliari, quali lo dissuadono a morire, e ordina a quelli di prepararli il bagno per ricever la morte. Io per me morir non vo'. Non morir, Seneca. Vada quell'acqua omai A lavarvi dai cori Dell'incostanza vil le macchie indegne. Altr'esequie ricerca, Ch'un gemito dolente Seneca moriente. Itene tutti, a prepararmi il bagno, Che se la vita corre Come il rivo fluente, In un tepido rivo Questo sangue innocente io vo' che vada A imporporarmi del morir la strada.

Valletto, Damigella. Valletto, paggio, e Damigella dell'imperatrice scherzano amorosamente insieme. Ti farei, ti direi, Ma non so quel ch'io vorrei. Ma sete amor, e tu due malandrini. Io darei per godere il tuo diletto I cireggi, le pera, ed il confetto. Dimmelo vita mia, dimmelo, di'?

Godiamo, cantiamo, Andiamo a godere. Allunga il morire Chi tarda il piacere. O caro, godiamo! Io darei per goder il tuo diletto I cireggi, le pere, ed il confetto.

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Dimmelo vita mia, dimmelo di'! Dimmelo, dimmelo dunque, o cara, cara E se vivo mi vuoi, non dir di no.

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Non so, se mia voglia o saggia, o sciocca, Io vorrei, che'l mio cor facesse nido Nelle fossette belle, e delicate, Che stan poco discoste, alla tua bocca. Nerone intesa la morte di Seneca, canta amorosamente con Lucano poeta suo famigliare deliriando nell'amor di Poppea.

Bocca, che se mi porge Lasciveggiando il tenero rubino M'inebria il cor di nettare divino. O felice Nerone In grembo di Poppea. Ond'io lieto men vivo or tra gli amanti. Martiri, o m' uccidete, O speranze alla fin non m'affliggete.

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Poppea crudel, Poppea, cruda Poppea, Se lo stato mi togli, Se de' miei regni, e d'ogni ben mi spogli Non me ne curo, no, no, prendil'in pace, Ch'io cedendoli a te, credi, che sono Fuor d'ogni strazio rio, priva di lutto, Nulla pretendo, e ti concedo il tutto. Ma non mi negar, no, Il mio sposo gradito, Rendimi, rendimi il mio marito.

Lasciami questo sol, soffri a ragione, Se mi togli l'imper, dammi Nerone. Speranze, e che chiedete, Se disperata son, no, non m'affliggete.

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Uccidemi tormento; Laceratemi o pene; Straziatemi martiri; Soffocatemi voi, caldi sospiri. Memorie, memorie, e che volete? O lasciate i pensieri o m'uccidete. Ottone s'adira contro a se medesimo delli pensieri avuti di voler offendere Poppea nel disperato affetto della quale si contenta viver soggetto. Pensai, parlai d'ucciderti, mio bene? Isvieni, tramortisci, Scellerata memoria, in ricordarlo.


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Ottavia imperatrice comanda ad Ottone, che uccida Poppea sotto pena della sua indignazione, e che per sua salvezza si ponga in abito femminile, Ottone tutto si contrista e parte confuso. Che uccida Poppea? O Ciel, o dei, In questo punto orrendo Ritoglietemi i giorni, e i spirti miei. Ti protesta L'imperial mio sdegno, Che se non vai veloce al maggior segno, Pagherai la pigrizia con la testa.

Abito muliebre ti ricopra, E con frode opportuna Sagace esecutor t'accingi all'opra. O Ciel, O dei, In questo punto orrendo Ritoglietemi i giorni e i spirti miei. Drusilla vive consolata dalle promesse amorose di Ottone, e Valletto scherza con la Nutrice sopra la sua vecchiaia.

Oggi spero ch'Ottone Mi riconfermi il suo promesso amore, Felice cor mio Festeggiami in seno, Festeggiami nel sen, lieto mio core. Venerabile antica, Del buon Caronte idolatrata amica. Ottone palesa a Drusilla dover egli uccider Poppea per commissione d'Ottavia imperatrice, e chiede per andar sconosciuto all'impresa gl'abiti di lei la quale promette non meno gl'abiti che secretezza, ed aiuto. Palesami il secreto, Che del silenzio poi Ti do l'anima in pegno, e la mia fede. Andiam, andiam. Felice cor mio, Festeggiami in seno.

Andiam, andiam pur, ch'io mi spoglio, E di mia man travestirti io voglio. Poppea, Arnalta. Poppea godendo della morte di Seneca perturbatore delle sue grandezze prega Amor che prosperi le sue fortune, e promette ad Arnalta sua nutrice continuato affetto, ed'essendo colta dal sonno se fa adagiar riposo nel giardino, dove da Arnalta con nanna soave vien addormetata.

Amor, ricorro a te, Guida mia speme in porto, Fammi sposa Par che'l sonno m'alletti A chiuder gl'occhi alla quiete in grembo. Qui nel giardin, o Arnalta, Fammi apprestar del riposare il modo, Ch'alla fresc'aria addormentarmi godo. Oblivion soave I dolci sentimenti In te, figlia, addormenti.

Posatevi occhi ladri, Aperti deh che fate, Se chiusi anco rubate? More information about this seller Contact this seller 7. Published by Rizzoli,, Milano, About this Item: Rizzoli,, Milano, More information about this seller Contact this seller 8. Published by Bompiani, Milano. From: Libreria Ardengo Roma, Italy. About this Item: Bompiani, Milano.

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